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Webinar: Esg, evoluzione o rivoluzione?

On Monday I’ll moderate a webinar about ESG’s.

Don’t miss it out! [in Italian 🇮🇹]

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Consob: audizione in Commissione Finanze alla Camera di Chiara Mosca

Questa mattina in Commissione Finanze alla Camera si è tenuta l’audizione della professoressa Chiara Mosca. Tale audizione rientra nell’ambito della richiesta parlamentare sulla proposta di nomina a componente di Consob.

Ho posto qualche domanda alla professoressa:

  1. Secondo lei l’attuale normativa sulle OPA funziona o meno? Quali modifiche sarebbero opportune?
  2. Ha parlato molto di Fintech e della conseguente disintermediazione che potrebbe creare anche situazioni rischiose per i risparmiatori. A suo avviso il sandbox per il Fintech, divenuto realtà non più di una decina di giorni fa con la pubblicazione in GU del regolamento, non può essere un ottimo strumento anche per la tutela dei risparmiatori?
  3. A Ottobre Euronext presenterà il proprio piano industriale.  Lei ha evidenziato l’importanza dell’autonomia di Borsa Italiana, l’importanza della stessa per le PMI. Cosa pensa della perplessità sorte durante l’acquisizione di Borsa Italiana?  

Alla prima domanda la professoressa ha risposto dicendo che il TUF fu lungimirante tanto che la macrostruttura era già allineata alla successiva direttiva UE. La disciplina italiana diede certezza del diritto: cosa fondamentale soprattutto per i mercati finanziari.

Per quanto riguarda la seconda domanda la professoressa ha definito fondamentali i sandbox poiché la tecnologia va veloce e necessitiamo di sperimentazione.

Rispondendo al tema di Borsa Italiana la Mosca ha semplicemente affermato che ci sono i presupposti per l’autonomia. 

Tra le considerazioni conclusive Chiara Mosca ha affermato inoltre che la Capital Markets Union non porterà a un mercato unico ma a un’unione di Mercati.

Da federalista auspicherei una federazione o confederazione di mercati, ma di sicuro meglio chi ha una visione pluralista di chi vuole omologare eliminando le peculiarità.

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Sostegni bis, sandbox for Fintech and justice reforms’ referenda

Hello! How are you?
Sostegni bis, sandbox for Fintech and justice reforms’ referenda were in the menu of the past week.

Enjoy my weekly video 📼!

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International Arab Banking Summit (IABS 2021)

On the 24th June I had the pleasure of attending the International Arab Banking Summit (IABS 2021) in Rome.  The subject of the meeting was ‘Banking Recovering Strategies Post Crisis: Restoring Sustainable Development and Debt Sustainability’.

 

Specifically, we talked about:

– Promoting European-Arab trade cooperation in the Post-COVID-19 Era.

– Encouraging additional European investments in the Arab industries.

– Compliance challenges posed by the crisis

– Boosting SMEs financing through special schemes.

– Recovering sustainable development losses.

– The Sustainable Financing role of the banking sector.

– Action plan for financing the SDGS.

 

 

This was my speech during the summit:

The Parliamentary Assembly of the Mediterranean is a body of parliamentary diplomacy in which parliamentarians from different countries gather to exchange views, legislative best practices and launch projects together.

It includes countries on the shores of our common sea, in addition to the Balkans and some GCC countries.

PAM is about geopolitics of course, but not the kind of geopolitics you read in books.  It is mainly about people, their problems, their needs and their dreams.

PAM is about empathy.

Finance is about people as well, and should improve the lives of the citizens of our countries. Banking is the backbone of the financial system in Italy, as in most of countries of the region, and has a huge impact on our lives and economies.

During the pandemic we faced the erosion of corporate capital and of family savings. These are facts.

Without the intervention of banks, including central banks and monetary authorities, the situation would currently be much worse. This is another fact.

According to the Italian Ministry of Economy and Finance, the moratorium on loan repayments reached 136 billion euros. The value of the requests filed to the warranty fund for SMEs was 177.5 billion, while the volume of loans guaranteed by Sace, a public participated company, was 24.5 billion.

Yesterday, at the Chamber of Deputies, Prime Minister Draghi mentioned that only the 4 largest EU country state warranties were activated at 450 billions euro. These resources were managed by banks.

In the EU, the ECB carried out the Pandemic Emergency Purchase Program in order to provide liquidity to member states.

Social inequality increased during the pandemic, as did some conflict, and without the mentioned intervention the differences would have been more even significant increase.

It is therefore rather crystal clear the key role of banks in our economies and in our lives.

In fact, the issues banks can tackle include social inclusion, gender equality, the provision of services to remote areas, social stability and  sustainability among others.

You may think these are not financial targets but they are actually targets finance can help reach thanks to fintech and new technologies. For example, services can be provided in remote areas and to all social classes reducing the gap between the ones who can make use of the financial system and the ones who cannot.

Excellencies, dear friends, Plutarkos use to say that:

“Towards wealth the man is wise in four ways: in making it, in preserving it, in increasing it, in using it wisely.”

We all have great challenges waiting for us. We all have great opportunities out there — let us not miss them.

If the pandemic has taught us anything it has allowed most of us have come to understand the importance of things we never truly valued before, such as human contact, social life and freedom of movement.

With this in mind we can build a better world together.

It is a plesasure for me to be with you today and I am sure Rome will treat you well.

Thank you!

 

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White list non aggiornata, la versione del Mef non convince

Recentemente ho presentato, assieme ad atri colleghi, un Question Time alla Camera allo scopo di attenzionare gli uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze circa il mancato aggiornamento della cosiddetta white list italiana dei Paesi collaborativi (dal marzo 2017 in poi la white list non è stata più aggiornata sebbene la sua revisione debba avvenire con cadenza semestrale in virtù di una specifica previsione normativa). 

La white list rappresenta lo strumento attraverso il quale vengono definiti i Paesi che hanno adottato i necessari strumenti normativi per diventare fiscalmente collaborativi, come ad esempio le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni, la Convenzione multilaterale concernente la reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa e i Paesi membri dell’Ocse, e in genere uno specifico accordo internazionale o l’applicazione di disposizioni comunitarie in materia di assistenza amministrativa. 

È pervenuta la risposta degli Uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze che hanno sottolineato quanto segue: “La mera constatazione dell’esistenza di un accordo bilaterale o internazionale che permetta lo scambio di informazioni potrebbe non essere elemento sufficiente per l’aggiornamento della lista, in quanto deve essere valorizzata l’effettiva condotta in tema di trasparenza”.

Si tratta – a mio avviso – di una risposta evasiva, che non chiarisce le vere motivazioni (o dimenticanza?) che hanno condotto a disattendere una norma di legge che voleva l’aggiornamento semestrale della white list, e che non ha alcun fondamento giuridico in quanto un ulteriore controllo di effettività e condotta dei Paesi in questione non sembra essere richiesto né dalla normativa italiana, né da quella internazionale, né sembra sia stata mai data rilevanza a questo aspetto nei precedenti aggiornamenti dei Paesi che attualmente fanno parte della white list. 

La risposta contiene delle evidenti contraddizioni in quanto, a oggi, l’effetto del mancato aggiornamento della lista italiana è proprio quello temuto dal Ministero: escludere Paesi trasparenti dalla white list e, ancora più grave, includere Paesi che sono ritenuti dalla Commissione Ue e/o dal forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali (Ocse) come collaborativi in termini di scambio di informazioni fiscali. 

Sempre nella risposta si legge, inoltre, che “i presupposti che sovrintendono alla compilazione delle due liste – quella italiana e quella comunitaria (il riferimento è alla lista della Commissione Ue dei Paesi fiscalmente non collaborativi, ndr) – sono diversi e da ciò derivano evidenti criticità” e ancora “al fine di evitare un impatto negativo a livello di compliance internazionale, si dovrebbe valutare di adottare una modifica legislativa che uniformi i requisiti previsti dalla normativa interna a quelli previsti a livello europeo”. 

Su quest’ultimo punto, oltre ai presupposti che sovrintendono alla compilazione sui quali non mi dilungherò, è evidente che il mancato aggiornamento della lista italiana dei Paesi collaborativi da parte delle Istituzioni preposte richieda con urgenza l’assunzione di una decisione, al fine di risolvere questa spiacevole situazione, oggi causa di disparità di trattamento e perdita di gettito per lo Stato. Ciò in quanto, al momento, assistiamo a un vero e proprio stallo da parte dei tecnici del ministero. 

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Tecnologia e Finanza i driver per la ripresa economica in Europa

La Commissione VI Finanze presso la Camera dei Deputati ha avviato nei giorni scorsi, l’esame di un articolato pacchetto di misure per la finanza digitale, che è stato adottato dalla Commissione europea il 24 settembre 2020.

Si tratta di un’iniziativa di notevole rilevanza, tenuto conto della forte espansione del settore della finanza digitale, ulteriormente accelerata nel periodo della pandemia. L’applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione alle attività finanziarie ha infatti trasformato il modo tradizionale di fornire servizi bancari e finanziari e sta determinando l’ulteriore diffusione di innovativi servizi e modelli di business non solo da parte di istituzioni finanziarie consolidate, ma anche di nuovi operatori di mercato, tra cui le principali società tecnologiche. L’utilizzo delle nuove tecnologie nel settore finanziario pone una serie di sfide inedite in quanto se, da un lato, può apportare vantaggi in termini di efficienza e riduzione dei costi, dall’altro può comportare rischi in vari ambiti, tra cui la stabilità finanziaria e la protezione dei consumatori, che potrebbero aumentare ulteriormente a causa della frammentazione del panorama normativo nell’UE e degli sviluppi disomogenei nella regolamentazione del settore a livello mondiale. Nel novero delle nuove tecnologie rientrano, tra l’altro, le tecnologie di registro distribuito (distributed ledger technology), come ad esempio la “blockchain”. Una delle principali applicazioni di tali tecnologie è rappresentata dalle cripto-attività, che stanno assumendo particolare rilevanze nel settore della finanza digitale e nel cui ambito sono ricomprese le criptovalute (o valute virtuali). In tale categoria di attività inoltre è recentemente emersa una nuova sottocategoria, le cosiddette stablecoin, denominate altresì “criptovalute di seconda generazione” che, a differenza dei Bitcoin, lanciate nel 2009, soggetti alla volatilità del mercato nelle valutazioni, cercano di ancorare il loro valore di mercato a un riferimento esterno, ad esempio una valuta tradizionale. A livello UE la questione delle “stablecoin” è stata sollevata dal Consiglio dell’UE in una dichiarazione comune con la Commissione europea nel dicembre 2019. A giudizio della Commissione europea, sebbene il mercato delle cripto-attività rimanga di dimensioni modeste e non costituisca attualmente una minaccia per la stabilità finanziaria, la situazione potrebbe cambiare con l’avvento di stablecoin globali che mirano a una più ampia adozione mediante l’integrazione di caratteristiche volte a stabilizzarne il valore e lo sfruttamento degli effetti di rete derivanti dalle imprese che promuovono tali attività.

Il contesto pertanto è in piena evoluzione e a livello globale diverse banche centrali si stanno interrogando sulla possibilità di creare una valuta digitale. Nell’ultima riunione in videoconferenza del 25 marzo scorso, i membri del Vertice euro riuniti in formato inclusivo hanno approvato una dichiarazione con la quale hanno, tra l’altro, espresso sostegno in merito al proseguimento dell’attività esplorativa sulla possibile introduzione dell’euro digitale.

Questo dunque il quadro generale nel quale si colloca il pacchetto di misure proposto dalla Commissione europea accompagnato dal lavoro svolto nel contesto del Piano d’azione per le tecnologie finanziarie del 2018 e dai pareri del 2019 dell’Autorità bancaria europea (ABE) e dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), nonché da un’approfondita valutazione d’impatto condotta dalla Commissione europea.

Tra le considerazioni della Commissione Europea nel piano d’azione per le tecnologie finanziarie del 2018, c’è l’incarico all’Autorità bancaria europea (ABE) e l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) di valutare l’applicabilità e l’adeguatezza alle cripto-attività dell’attuale quadro normativo dell’UE in materia di servizi finanziari. Il parere, pubblicato nel gennaio 2019, sostiene infatti che sebbene alcune cripto-attività possano rientrare nell’ambito di applicazione della legislazione dell’UE, l’effettiva applicazione di quest’ultima a tali attività non è sempre semplice ed a questo proposito  c’è da sottolineare che il legislatore italiano, con il d.lgs. n 90/2017, è stato tra i primi in Europa a fissare la definizione di valuta virtuale, rilevante soprattutto ai fini della disciplina antiriciclaggio ponendo in risalto l’impiego delle valute virtuali quale mezzo di scambio, ovvero anche di investimento.

Gli orientamenti del pacchetto di misure sono illustrati in due comunicazioni:

  • la strategia in materia di finanza digitale;
  • la strategia in materia di pagamenti al dettaglio, in cui sono prospettate le principali azioni che dovranno essere adottate nei prossimi anni nei due ambiti di attività.

Nel quadro della Strategia in materia di finanza digitale sono stati già presentati due gruppi di proposte legislative di ampia e rilevante portata, che comprendono complessivamente quattro atti e che introducono:

  • una regolamentazione delle cripto-attività non disciplinate dalla legislazione europea in materia di servizi finanziari, nonché una disciplina sperimentale per consentire la negoziazione delle cripto-attività che rientrano nella legislazione sui servizi finanziari;
  • un’ulteriore armonizzazione delle principali prescrizioni sulla resilienza operativa digitale, ossia sulla capacità delle imprese di essere in grado di resistere a tutti i tipi di interruzioni e minacce legate alle tecnologie ICT.

La Strategia per la finanza digitale (COM(2020)591) delinea 4 priorità entro il 2024:

  1. affrontare la frammentazione del mercato unico digitale nell’ambito dei servizi finanziari, allo scopo di fornire ai consumatori europei l’accesso a servizi transfrontalieri e di aiutare le imprese finanziarie europee ad espandere la loro operatività digitale;
  2. garantire che il quadro normativo dell’UE agevoli l’innovazione digitale nell’interesse dei consumatori e dell’efficienza del mercato.
  3. creare uno spazio europeo di dati finanziari, che includa il potenziamento dell’accesso ai dati e della condivisione dei dati all’interno del settore finanziario;
  4. affrontare le nuove sfide e i rischi legati alla trasformazione digitale, anche al fine di proporre adattamenti dell’attuale quadro normativo in materia di servizi finanziari per quanto riguarda la protezione del consumatore e le norme prudenziali.

Per quanto concerne invece il nuovo quadro normativo in materia di cripto-attività, che si articola in due proposte di regolamento:

La proposta di regolamento relativo ai mercati delle cripto-attività (MiCA) COM(2020)593 che stabilisce norme uniformi per gli emittenti e i fornitori di servizi in cripto-attività non disciplinate dalla legislazione europea in materia di servizi finanziari (in cui rientrano le citate stablecoin, per le quali sono previsti requisiti e tutele più rigorosi), nonché norme e misure a tutela dei consumatori per prevenire gli abusi di mercato ed in particolare provvede a regolare in maniera specifica l’offerta di tre particolari categorie di cripto-attività:

  • token collegati ad attività, che mirano a mantenere un valore stabile ancorandosi a diverse monete aventi corso legale, a una o più merci, a una o più cripto-attività o a un paniere di tali attività;
  • token di moneta elettronica, destinati a essere utilizzati principalmente come mezzo di pagamento e che mirano alla stabilizzazione del valore ancorandosi a un’unica moneta fiduciaria;
  • cripto-attività diverse dai token collegati ad attività o dai token di moneta elettronica (other than asset-referenced token or e-money token), nel cui ambito, residuale rispetto alle due precedenti categorie, rientrano gli utility token, che, sulla base della definizione contenuta nel regolamento, sono un tipo di attività destinato a fornire l’accesso digitale a un bene o a un servizio, disponibile mediante DLT, ed accettato solo dall’emittente di tale token.

In merito a queste attività il regolamento fissa i requisiti per l’offerta distinguendoli in relazione alle differenti categorie. In particolare, l’emittente delle cripto-attività diverse dai token collegati ad attività o dai token di moneta elettronica ha l’obbligo di stabilimento sotto forma di persona giuridica nell’UE e di redigere un White Paper che non sarà soggetto a una procedura di approvazione preliminare da parte delle autorità competenti, ma soltanto a loro notificato prima della pubblicazione. Tra le categorie esentate dalla pubblicazione di un White Paper sono menzionate quelle create automaticamente tramite mining a titolo di ricompensa per il mantenimento della DLT per la convalida delle operazioni.

Gli emittenti di token collegati ad attività saranno, invece, soggetti a requisiti più rigorosi, in quanto devono essere costituiti sotto forma di soggetto giuridico stabilito nell’UE ed essere autorizzati, presentando all’autorità nazionale competente una domanda, contenente anche il White Paper (che deve contenere ulteriori informazioni rispetto a quanto previsto per la categoria precedente).

Anche gli emittenti di token di moneta elettronica  saranno soggetti a requisiti più rigorosi, in quanto devono essere autorizzati come ente creditizio o “istituto di moneta elettronica”, rispettare i pertinenti requisiti applicabili agli istituti di moneta elettronica e pubblicare un White Paper con requisiti aggiuntivi da notificare prima della pubblicazione all’autorità competente. La disciplina che il regolamento detta per questa specifica categoria è determinata dalla particolare natura di tali attività molto simili alla moneta elettronica; per questo, si prevede una disciplina volta a far sì che i possessori di token di moneta elettronica ricevano un credito sotto forma di diritto a ottenere in qualsiasi momento il rimborso dei loro token di moneta elettronica al valore nominale della moneta fiduciaria di riferimento.

 

Obblighi ancora più rigorosi sono, inoltre, previsti per token collegati ad attività e di moneta elettronica definiti significativi (a causa della clientela potenzialmente ampia dei loro promotori e azionisti, del livello potenzialmente elevato della loro capitalizzazione di mercato, delle possibili dimensioni della riserva di attività a garanzia del valore di tali token).

In questo regolamento sono inoltre contenute disposizioni in merito ai fornitori di servizi per le criptoattività, definiti come “qualsiasi persona la cui occupazione o attività consiste nel prestare a terzi uno o più servizi per le cripto-attività su base professionale”. A tutti i fornitori di servizi per le cripto-attività si applicano una serie di requisiti, e sono previsti anche requisiti specifici in base al tipo di servizio offerto. I servizi per le criptoattività devono essere forniti solo da persone giuridiche che hanno la sede legale in uno Stato membro dell’UE e autorizzate (dopo presentazione di una domanda) da un’autorità nazionale competente, così da poter operare in tutto il mercato unico dell’UE, beneficiando quindi di un cosiddetto “passaporto UE”. La proposta contiene inoltre disposizioni in merito ai poteri e alle competenze delle autorità nazionali competenti, dell’Autorità bancaria europea (ABE) e dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA).

La proposta di regolamento relativo ad un regime pilota DLT COM (2020) 594 definisce invece un regime di sperimentazione temporanea (della durata al massimo di cinque anni) per consentire alle infrastrutture di mercato (sedi di negoziazione o depositari centrali di titoli) che operano con tecnologie DLT la negoziazione e il regolamento delle operazioni in cripto-attività che rientrano nella legislazione dell’UE sui servizi finanziari (e quindi qualificabili come security token). Nello specifico, il regime pilota deroga alla disciplina vigente applicabile alle infrastrutture di mercato attraverso una temporanea esenzione da alcuni requisiti specifici previsti dalla legislazione stessa. Tale normativa, infatti, non essendo stata concepita tenendo conto della DLT e delle cripto-attività, non consentirebbe il pieno sviluppo di soluzioni per la negoziazione delle operazioni in cripto-attività, che rientrano nella definizione di strumenti finanziari.

Si prevede, pertanto, un approccio graduale per la definizione di un primo quadro regolatorio di sperimentazione, nella prospettiva di un adeguamento complessivo della regolamentazione degli strumenti finanziari. Gli operatori cui si applica (imprese di investimento, gestori del mercato, depositari centrali di titoli) potranno gestire un’infrastruttura di mercato che utilizza la tecnologia DLT (un sistema multilaterale di negoziazione DLT o un sistema di regolamento titoli DLT) e prestare i loro servizi in tutti gli Stati membri. Sono stabiliti uniformi requisiti operativi (e le eventuali esenzioni), una procedura di autorizzazione e un sistema di vigilanza.

Inoltre anche il nuovo quadro normativo in materia di resilienza operativa digitale si articola in due proposte legislative:

  1. La proposta di regolamento DORA (Digital operational resilience act) COM(2020)595 introduce regole più rigorose in materia di gestione dei rischi delle tecnologie ICT e segnalazione di incidenti ad esse connessi, nonché di sorveglianza sui fornitori di servizi. Le entità finanziarie dovranno predisporre un quadro per la gestione dei rischi relativi alle ICT che consenta di affrontare i rischi in maniera rapida ed efficiente, assicurando un elevato livello di resilienza operativa digitale corrispondente alle esigenze, alle dimensioni e alla complessità delle loro attività commerciali. Devono anche stabilire e attuare un processo di gestione per monitorare e registrare gli incidenti connessi alle ICT per classificarli e determinarne l’impatto e segnalarli alle autorità competenti se ritenuti gravi. Devono altresì predisporre un programma di test di resilienza operativa digitale, che prevede l’esecuzione di una serie di test periodici, anche al fine di identificare punti deboli, carenze o lacune, nonché verificare la capacità di attuare tempestivamente misure correttive. Devono poi adottare una strategia per i rischi derivanti da terzi, considerato che le società finanziarie dipendono sempre più da società tecnologiche non finanziarie per i loro servizi ICT. I fornitori terzi di servizi di ICT critici saranno inoltre sottoposti a un quadro di sorveglianza dell’Unione.
  2. Mentre la proposta di direttiva COM(2020)596 è volta a modificare le direttive vigenti in materia di servizi finanziari, per lo più per necessità di adeguamento della disciplina concernente i requisiti in materia di rischio operativo e di gestione del rischio al nuovo regolamento DORA, ma anche per aggiornare la definizione di “strumento finanziario” includendo gli strumenti emessi utilizzando la tecnologia DLT.

Da ultimo è declinata la Strategia per i pagamenti al dettaglio con azioni volte a promuovere i pagamenti istantanei e le soluzioni di pagamento in tutta l’UE. Secondo la Commissione, il mercato dei pagamenti dell’UE è ancora eccessivamente frammentato lungo i confini nazionali, poiché la maggior parte delle soluzioni di pagamento nazionali basate su carte o pagamenti istantanei non funzionano a livello transfrontaliero, a vantaggio di pochi grandi operatori globali, comprese le grandi reti mondiali di carte di pagamento e i grandi fornitori di tecnologia, che dominano l’intero mercato dei pagamenti transfrontalieri intraeuropei. La Strategia delinea pertanto quattro priorità (con le relative azioni principali) per fornire servizi di pagamento sicuri, rapidi e affidabili ai cittadini e alle imprese europei, realizzare nell’UE un sistema di pagamenti al dettaglio pienamente integrato, comprendente anche soluzioni di pagamento transfrontaliero istantaneo, e favorire altresì i pagamenti in euro tra l’UE e altre giurisdizioni e l’emergere di soluzioni di pagamento nazionali e paneuropee:

  1. fornire soluzioni di pagamento sempre più digitali e istantanee di portata paneuropea. In tale ambito la Commissione afferma di mirare alla piena diffusione dei pagamenti istantanei nell’UE entro la fine del 2021 (un “pagamento istantaneo” è un trasferimento elettronico al dettaglio con accredito dei fondi sul conto del beneficiario in pochi secondi, anziché in uno o più giorni lavorativi);
  2. garantire mercati innovativi e competitivi dei pagamenti al dettaglio, ossia pagamenti di importo ridotto eseguiti dalle famiglie, dalle imprese e dalla pubblica amministrazione;
  3. assicurare sistemi di pagamento al dettaglio efficienti e interoperabili e altre infrastrutture di sostegno;
  4. garantire pagamenti internazionali efficienti, anche per le rimesse.

In conclusione, ritengo che il pacchetto di proposte all’esame della commissione, connotato da un contenuto estremamente tecnico, rivesta particolare rilevanza e attualità e sarà opportuno effettuare valutazioni sulla tematica dei rapporti tra cripto-valute e fiscalità, tenendo conto che in Italia non esistono disposizioni fiscali specifiche in materia, bensì norme di principio che identificano le tipologie di introiti sui quali occorre pagare le imposte sui redditi.