L’Espresso: tra mistificazione dei fatti e violazione del segreto istruttorio.

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Ancora una volta i giornalisti de L’Espresso, nella loro personalissima battaglia, non hanno colto  l’occasione per tacere o, meglio ancora, per rettificare le precedenti notizie, sulla base delle mie ampie smentite o di quelle giunte da Alberto Di Rubba. I due continuano, invece, ad alimentare la macchina del fango nei miei confronti e di altri soggetti al fine di colpire la Lega.
Nell’articolo in uscita cercano di mettersi al riparo da contestazioni o, peggio, da figuracce usando lo scudo involontario niente meno che di Banca d’Italia. Evidentemente le smentite hanno colpito nel segno.
I due giornalisti citano a più riprese un rapporto riservato di Banca d’Italia – la cui riservatezza evidentemente da qualcuno è stata violata – per sottrarsi al confronto e per esercitarsi, in caso di errori, nell’arte pilatesca di dare la colpa agli altri. Lo ribadisco nuovamente, sperando sia l’ultima: non c’è nessun tesoretto della Lega esportato all’estero. La cosa è dimostrata anche da una perizia specifica effettuata dalla prima società di revisione a livello globale, perizia attestante che nemmeno un centesimo sia stato utilizzato in maniera inappropriata sia per quanto riguarda la Lega sia per quanto riguarda realtà in cui i miei collaboratori e io operiamo nell’ambito delle nostre attività professionali. Evidentemente le conclusioni dei differenti rapporti è difficile divergano (ma non le si può citare in questa sede per rispetto della norma e della riservatezza).
Le vicende narrate riguardano per la maggior parte attività private dei soggetti coinvolti che nulla hanno a che fare con il partito e che sono volutamente confuse con esso per dare un’aura di opacità e di illegalità in realtà inesistenti.
I 49 milioni della Lega riferiti agli anni 2008, 2009 e 2010 non ci sono perché semplicemente sono stati spesi negli anni precedenti all’avvento di Matteo Salvini come segretario (solo nel 2008 per esempio il PD ha percepito 182 milioni di euro di contributi pubblici e ha sostenuto costi per oltre 40) come, peraltro, è certificato nei rendiconti del partito che dal 2013 sono revisionati da società di revisione esterne e dalla commissione per la trasparenza e per il controllo dei rendiconti dei partiti e movimenti politici composta da magistrati esperti in materia contabile.
Su tali falsità ho già presentato denuncia querela nei confronti dei due giornalisti ma, purtroppo, a differenza loro non ho notizie “riservate” da fornire. Qualcuno di sicuro dovrà anche rispondere di violazione del segreto istruttorio.
Posso solo, quindi, sperare unicamente che la giustizia faccia il suo corso come per ogni altro semplice cittadino.
Giulio Centemero

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