Non andavo a surfare da anni.

Lo confesso, quando Sarin (mia moglie) mi ha proposto di passare qualche giorno a Ponte di Legno con sua mamma, i suoi fratelli e i miei genitori ho provato sensazioni contrastanti: da un lato felicità e dall’altro ansia da prestazione.

Felicità perché i miei mi misero gli sci ai piedi a tre anni e dall’età di 18 anni entrai a pieno titolo nella crew degli Snòriders.

Ansia da prestazione perché l’ultimo ski pass che ho ritrovato nella mia giacca datava 2012, e temevo che i cinque anni di stop mi avrebbero fatto completamente dimenticare la tecnica.

Dal corso domenicale con il Club Escursionisti Arcoresi a Lizzola (il maestro, Cesare Pisoni, sarebbe diventato più tardi CT della nazionale di Snowboard) al Nazca summer camp di Tignes, dal Alpine al Freestyle passando al Freeride.

I Novanta erano anni di sperimentazione e di ottimismo.

Avevo smesso di guardare Red Ronnie su Video Music per seguire Davina McCall su MTV e sempre su MTV Jamiroquai o Seal alimentavano il dibattito: Freestyle o Alpine?

La colonna sonora delle mie surfate però non è mai stata Virtual Insanity o Kissed by a rose… Scelsi Even Flow dei Pearl Jam e Lord of the boards dei Guano Apes per il tragitto da casa alla piste e 1979 (il mio anno di nascita) degli Smashing Pumpkins come soundtrack del percorso a ritroso.

La musica e il mood mi hanno sempre portato alla neve fresca. Freestyle e Backcountry.

E’ strano come un oggetto possa significare tanto, come la bicicletta per l’emancipazione femminile.

Oggi rientro da tre giornate di Snò su una fresca favolosa, e già penso alla prossima uscita ripromettendomi: mai più ansia da prestazione. Non è una gara. E’ sentirsi liberi, è quella scia sulla neve fresca. Il suono del silenzio. Le Alpi. Il caldo abbraccio della neve.

Shakedown 1979, cool kids never have the time…

 

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