Giulio Centemero (Lega). Intervento in Aula. Fiducia Dl Liquidità.

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“Grazie Presidente, Onorevoli Colleghe, Onorevoli Colleghi,

Signor Ministro,

 

devo confessarvi di provare una certa difficoltà. Sì, perché nelle mie intenzioni – ormai disilluse dai fatti – c’erano quelle di volermi compiacere con il Governo per un Decreto che finalmente avrebbe portato liquidità alle imprese.

Avevo creduto finanche alle parole del Ministro Gualtieri pronunciate durante la l’Audizione alle Commissioni riunite: “Le misure contenute in questo decreto sono state fin dall’inizio della crisi uno degli assi della strategia del Governo, in linea peraltro con quanto fatto negli altri Paesi”.

Signor Ministro – mi dispiace dover rompere il suo incantesimo economico – ma le misure contenute in questo decreto saranno l’inizio della fine della vostra strategia di Governo. Non solo perché mancano di una coerenza organica di applicazione – cosa ampiamente dimostrata fin dai primi giorni dagli Istituti di credito e dai malcapitati cittadini in coda agli sportelli … – ma soprattutto perché gli altri Paesi non hanno nessuna intenzione di allinearsi al Suo “Decreto Illiquidità”.

Peraltro, non posso non citare le imbarazzanti dichiarazioni del presidente del Consiglio (d’ora in avanti l’Avvocato Stranamore) all’indomani dei ritardi nell’erogazione dei prestiti, allorquando chiedeva: “Un atto d’amore al mondo bancario, per l’Italia, per i cittadini italiani, per le imprese”.

Un atto d’amore? Incredibile! L’atto d’amore cui fa riferimento il presidente del Consiglio è la sottoscrizione di un debito.   Lo Stranamore appunto.

Significante e significato contrastano nell’inganno semantico che voi chiamate “Misure per il sostegno alla liquidità delle imprese”.

Per intenderci, non stiamo parlando di erogazioni a fondo perduto, di trasferimenti, né di sospensioni a compensazione di debiti, ma della possibilità di indebitarsi ulteriormente per continuare a lavorare con dignità.

Ecco da dove nascono le mie disillusioni.

Dalla incapacità del Governo di avere una visione d’insieme. Dalla presunzione di poter aiutare le imprese, senza avere la benché minima umiltà di ammettere che la strategia di cui parlate è sbagliata sia nel metodo che nel merito.

Con molta franchezza penso che il Decreto Liquidità sia una nuova occasione persa, ho sempre definito questo governo come il governo delle occasioni perdute: lo testimoniano i tanti, troppi decreti attuativi ancora non redatti e relativi a norme approvate durante il governo lega / 5 stelle che avrebbero stimolato i canali della Finanza Alternativa al canale bancario, lo testimoniano anche le autorizzazioni mai chieste alla DG COMP, lo testimonia il fatto che lo spazio concessoci sul de minimis non sia stato colto a pieno, basti ad esempio pensare alla convertibilità delle DTA in crediti d’imposta, un semplice esercizio contabile che avrebbe capitalizzato i bilanci delle nostre imprese e permesso loro di conservare liquidità in un momento in cui, e lo dimostra l’andamento dei mercati in questo periodo: CASH is KING.

Mi chiedo – anzi, vi chiedo: perché mai le imprese dovrebbero indebitarsi quando ci sono ancora 6 miliardi di crediti arretrati che devono ricevere dallo Stato? E ancora, perché le imprese dovrebbero accettare la sottoscrizione di un debito se aspettano ancora di sapere se, come, e quando verranno riconosciuti loro i maggiori costi dovuti alla pandemia da Covid-19.

L’incoerenza di fondo – subdola e ambigua – risiede nella vostra ostinazione di chiamare “Liquidità” ciò che è garanzia pubblica, e “sostegno alle imprese” ciò che è pura propaganda politica. Non state sostenendo le imprese.

Grandi, medie e piccole aziende hanno dovuto chiudere per cause di forza maggiore, non per volontà propria e stanno piano piano riaprendo in base ai ritmi scanditi dallo Stato: hanno subìto perdite di fatturato, di patrimonializzazione, di credibilità finanziaria e rischiano di chiudere definitivamente. Rischiano di fallire!!! Perché gli adempimenti tributari e fiscali non sono stati cancellati, sono stati solo sospesi e prima o poi arriverà la mazzata finanziaria: il bazooka dell’Avvocato Stranamore sarà rivolto contro e non a favore dell’Economia Reale. Perché non è stato fatto alcuno sconto sui costi fissi di gestione, alcun azzeramento, mentre la riapertura, specie per commercianti, artigiani, albergatori, ristoratori, etc., significa minor incassi giornalieri, e maggiori costi per la gestione Covid.

E di fronte a tutto ciò alcuni membri del governo pensano a creare un esercito di delatori, giustificando la cosa forse con una pessima interpretazione del pensiero keynesiano; una cosa che fa riaffiorare in me ricordi d’infanzia, di quando andavo in Romania a trovare i miei nonni negli anni ’80, e si aveva paura a parlare perché il vicino avrebbe potuto riferire chissà cosa alle autorità.

L’economia però cresce solo se c’è fiducia, e gli italiani hanno dimostrato di essere responsabili. FIDIAMOCI.

I dati, a proposito di fiducia, ci dicono che l’80% delle piccole imprese, ha preferito non chiedere il prestito, perché dinanzi alla prospettiva di non incassare nulla, di fatturato zero, preferiscono non indebitarsi ulteriormente.

Anche Banca d’Italia, durante le Audizioni in sede referente, ha osservato – cito testualmente: “Nell’esaminare l’intervento emergono alcuni aspetti critici relativi all’allocazione dei fondi pubblici, alla qualità dei finanziamenti garantiti e all’ammontare effettivamente concedibile di garanzie. Si tratta di aspetti che riflettono soprattutto la difficoltà di conciliare le esigenze di rapidità d’azione con quelle di controllo di efficacia e di legalità”.

Tradotto in altri termini, significa non solo che gli effetti a medio termine dipenderanno dalle prossime misure di politica economica, ma che una buona parte delle perdite subite dalle imprese non sarà recuperabile perché non tutti i debiti saranno immediatamente saldati al termine dell’emergenza sanitaria.

Ne risentiranno soprattutto la credibilità finanziaria delle imprese, la loro vulnerabilità e, più di ogni altra cosa, la loro capacità di intraprendere gli investimenti necessari per accelerare la ripresa economica.

Avete previsto che il rimborso del finanziamento fino a 25.000 euro – ora elevato a 30.000 euro grazie al contributo della Lega in Commissione – non avvenga prima di 24 mesi dall’erogazione e che non possa essere utilizzato per compensare alcun prestito preesistente.

Bene, peccato che la realtà sia cosa ben diversa rispetto alle vostre confuse e tardive intenzioni. Perché?

Alcune banche hanno inserito clausole e condizioni che non sono in nessun modo previste o richieste dalla legge. Ad esempio, due istituti hanno domandato al potenziale soggetto beneficiario se in passato avesse già chiesto facilitazioni ad altre banche (cosa non prevista dalla norma).  Un’altra Banca ha risposto che la concessione del finanziamento sarà subordinata alla conversione in legge del decreto. Altre ancora hanno già usato parte dell’erogazione per sanare posizioni pregresse e sofferenti, in alcuni casi con esplicite note nei siti aziendali.

L’ABI ha dovuto diffondere tempestivamente una Circolare riassuntiva e semplificata con tutte le procedure e le regole emanate per fornire orientamento a imprese e professionisti, proprio perché è un Decreto debole nei contenuti e farraginoso nelle procedure.

Le Banche stesse lo han dovuto dichiarare; lo hanno – di fatto – certificato rispondendo ad un questionario inviato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta: diniego a 3 prestiti su 4: Mole di documenti e procedure complesse per chi, entrato in filiale, ha provato a chiedere il prestito, con alcuni istituti che “consigliavano” ai propri clienti nei primi giorni di usare il prestito per chiudere pendenze e fidi aperti così da mettersi a riparo da eventuali insolvenze. Ecco perché abbiam voluto presentare emendamento sul punto…. Perché ci siam battuti affinché “nero su bianco” fosse esplicitamente previsto che tale prestito non dovesse esser utilizzato per saldare precedenti prestiti ancora in corso.

È chiaro, alla situazione emergenziale avete aggiunto ulteriori disagi, lungaggini, clausole, moduli, interpretazioni, ritardi, definizioni, rinvii, insomma un disordine che ha acuito ancor di più le gravi e preoccupanti difficoltà che da oggi in avanti gli imprenditori italiani si troveranno di fronte.

Un’entropia testimoniata anche da litigi tra membri dello stesso partito di maggioranza di fronte alle commissioni riunite e culminati persino con inopportuno turpiloquio.

Perché è fra il linguaggio e metalinguaggio, che risiede la vostra manchevolezza. Uno spazio che richiama un tetracordo.

La CGIA di Mestre ha definito la questione liquidità per le piccole imprese “dirimente”, pregandovi di cambiare registro perché anche “coloro che hanno lavorato negli ultimi tre mesi faticano ad incassare le proprie spettanze”.

Il Consiglio nazionale dei Commercialisti ha invocato delle vostre ulteriori riflessioni per quanto riguarda i versamenti e gli adempimenti tributari, con l’assoluta necessità di sospendere ulteriormente i termini di scadenza – quanto meno fino all’autunno 2020 – e che riguardi, oltre che le ritenute, anche i contributi previdenziali, i premi assicurativi e l’IVA da versare in autoliquidazione, prevedendo forme di pagamento rateali più lunghe. E forse è proprio perché i professionisti si sono azzardati a dare alcuni suggerimenti che sono stati esclusi dai famosi 600 Euro.

Bisogna avere il coraggio di realizzare una nuova pace fiscale, realizzare la flat tax per le imprese e completare quella per le persone fisiche. Avere la lungimiranza e la fiducia che un nuovo e diverso rapporto tra contribuente e fisco, non solo è possibile ma addirittura auspicabile. Da un lato stimolerebbe la crescita e lo sviluppo economico (i soldi risparmiati dai contribuenti sarebbero in buona parte spesi), dall’altro servirebbe ad abbattere l’evasione in quanto risulterebbe meno conveniente evadere.

Bisogna avere il coraggio di riscrivere e ripensare le misure a sostegno della ripresa: indebitamento bancario e bonus di cifre irrisorie (600€) e in modalità click day “chi tardi arriva male alloggia” (limite di spesa oltre il quale non vengono prese in considerazione più domande) serviranno solo a prolungare -ma non di molto- l’agonia del nostro sistema economico-produttivo. Non lo dice Centemero! Non lo dice la Lega! Lo dicono gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani, i liberi professionisti…. lo dicono i numeri: 6 attività su 10 lo scorso 18 maggio non ha riaperto; il 68% degli intervistati per un sondaggio condotto da SWG per Confesercenti ha spiegato che la riapertura -tra nuovi costi per sanificazioni e misure di sicurezza e vecchi costi di gestione immutati- non risulta essere conveniente ed il 36% degli imprenditori intervistati ha detto che di questo passo sarà costretto a chiudere.

Va vivacizzata la Finanza Alternativa, i canali alternativi al credito bancario, i mercati dell’equity! Siamo nel 2020 e non si possono adottare le medesime ricette degli anni 50.  Abbiamo per esempio presentato un ‘emendamento a costo zero per estendere il credito d’imposta sui costi di IPO anche al equity crowdfunding e a tutte le aziende che si quotano… e invece NIET! Per voi… bisogna indebitarsi!

E il Presidente Conte, avvocato del popolo prestato alla politica, non ha fatto nulla per aiutare l’Italia e gli Italiani.

Perché non è con i suoi richiami ai sentimenti e ai buoni principi che gli italiani pagheranno le prossime scadenze fiscali o le prossime rate del mutuo. Non è con le sue conferenze stampa del sabato sera che gli italiani arriveranno a fine mese. Non è con la sua commozione o con gli appelli alla solidarietà comune che saremo in grado di rialzarci.

Perché gli italiani non hanno bisogno di Lei e tanto meno di chi fa solo il proprio interesse o si piega alle logiche di potere. Gli italiani, che lei vuole monitorare, vigilare, e che ha privato per mesi della propria libertà, ce la faranno da soli e da soli vi manderanno a casa. Saranno e saremo così liberi, finalmente, di scegliere da chi essere governati.

Per tali ragioni la Lega, convintamente, voterà NO alla fiducia”.

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