G. Centemero: ennesimo attacco mediatico nei miei confronti e dei collaboratori che mi hanno accompagnato e sostenuto nel difficile compito della ristrutturazione dei conti della Lega.

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Dalle pagine del settimanale L’Espresso si è materializzato l’ennesimo attacco mediatico nei miei confronti e dei collaboratori che mi hanno accompagnato e sostenuto nel difficile compito della ristrutturazione dei conti della Lega da quando ne sono il tesoriere.
Ho perso il conto degli articoli che l’Espresso ha pubblicato nell’offensiva che, con cadenza quasi settimanale, va avanti da oltre un anno.
Non mi faccio intimorire perché non ho nulla da temere, ma non riesco proprio a tacere il senso di profondo disgusto che mi provoca vedere una simile mistificazione della realtà.
Sì, a questo proprio non riesco ad abituarmi.
Sono cresciuto alle porte di Milano, nell’operosa brianza, dove per fortuna contano solo i fatti e le parole, poche di massima, corrispondono alla realtà dei fatti. Insomma: Pane al Pane e Vino al Vino.
Non fraintendetemi so bene che le bocche dei cannoni non sono puntate contro di me, non credo di meritare tanta attenzione, ma sono tutte rivolte contro il partito. Lo scopo è evidente e non è certo quello di raccontare fatti e notizie di reale interesse ma, piuttosto, di confezionare presunti “scoop” per cercare di indebolire il legame che si è creato tra Salvini e gli italiani che ne stanno apprezzando l’azione di governo.
E cosa c’è di meglio se non stuzzicare il lettore con una finta notizia di sperpero di denaro. Ed è così che i due fedelissimi di questa campagna diffamatoria, Giovanni Tizian e Stefano Vergine, hanno provato, in articoli e pubblicazioni precedenti, ad infangare senza successo Salvini e le persone che mi hanno coadiuvato nella gestione amministrativa del partito.
Negli articoli precedenti il focus riguardava il fantomatico ricorso a fiduciarie che sarebbero state utilizzate per eludere il sequestro operato dalla procura di Genova.
Pubblicazioni che, vale la pena ricordarlo, gli sono valse denunce per diffamazione attualmente pendenti in indagini.
In attesa che la giustizia faccia il suo corso, i due hanno pensato bene di insistere e questa volta il presunto “scoop” riguarderebbe la gestione di soldi privati, in particolare dei sostenitori leghisti.
Ed allora, verrebbe quasi da ringraziarli a nome dei tanti militanti e sostenitori del partito per questa loro attività di ulteriore revisione dei nostri bilanci.
Peccato che non sappiano far di conto e che le spese del partito siano già soggette a doppia revisione e alla verifica, scontrino per scontrino, da parte della commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici composta da magistrati esperti in materia contabile.
Pensare di ricostruire in termini di opacità i conti della Lega è totalmente fuorviante e frutto di ignoranza o, peggio, di malafede.
Se poi si scende a mettere in piazza i movimenti bancari di società partecipate dal partito, di società private che nulla hanno a che fare con il partito o, addirittura, di privati cittadini, capisco sempre meno quale ne possa essere l’interesse.
Una cosa è certa: si tratta di dati sensibili che andrebbero trattati con molta cautela.
Ed invece, i due giornalisti de L’Espresso, evidentemente con l’avvallo del direttore del periodico, utilizzano i dati, che non è dato sapere come abbiano reperito, dando libero sfogo al loro interesse morboso di fare i conti in tasca agli altri.
Ma ancora una volta ciò che colpisce non è tanto la pubblicazione dei numeri, in alcuni casi pure falsati, quanto la mistificazione della realtà che ne emerge.
Ed è così che può accadere che un evidente risparmio di spesa venga rappresentato come uno sperpero di denaro.
Vediamo più nel dettaglio.
La tesi dei giornalisti è scritta a chiare lettere già nel titolo: “così Salvini ha fatto sparire tre milioni”.
L’intento dichiarato è mostrare come la nuova Lega non si discosti dalla gestione del partito quando ne era tesoriere Belsito.
Un tempo “i soldi del partito venivano usati per gli affari privati del fondatore e della sua famiglia”.Allo stesso modo, stando alla ricostruzione de L’Espresso, i soldi dei sostenitori leghisti “sono usciti dalle casse e sono spesso finiti” a società private e sui conti personali di uomini molto vicini allo stesso Salvini. Gente come il tesoriere Giulio Centemero, i commercialisti bergamaschi Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, alcune semisconosciute imprese lombarde che ultimamente hanno fatto grandi affari con la Lega salviniana.”La rappresentazione data dei numeri è volutamente alterata per contribuire a dipingere un quadro opaco della gestione dei conti e per far credere che mentre le casse del partito piangono qualcuno se ne sia approfittato.Niente è più lontano dalla verità. L’attività maggiormente impegnativa di cui mi sono fatto carico, da quando nel 2014 ho assunto la carica di tesoriere, è stata proprio quella di mettere in ordine i conti.Nell’arco dei primi anni ho dovuto razionalizzare molti costi operando scelte complicate e dolorose che hanno portato ad una riduzione progressiva del deficit di bilancio. Oggi i conti della Lega dimostrano la bontà delle scelte intraprese fin dall’inizio. Basti pensare che al momento del mio arrivo la Lega, sull’onda lunga dei finanziamenti pubblici ai partiti, contava su entrate tali da poter sostenere una macchina amministrativa e gestionale composta da oltre 70 persone, mentre oggi conta solamente 7 dipendenti.La medesima attività viene svolta grazie al supporto dei commercialisti Manzoni e Di Rubba.Lo studio CLD e lo Studio Dea, con le rispettive strutture e con i professionisti di cui si avvalgono, negli anni hanno prestato attività di assistenza, consulenza societaria e fiscale, di diritto del lavoro nonché di contabilità e attività amministrativa. La scelta di esternalizzare l’attività è stato un passaggio obbligatorio e conseguente all’attività di ristrutturazione e di ridimensionamento dei costi che ho portato avanti nel mio mandato da tesoriere.La medesima attività precedentemente era svolta da circa 10 dipendenti, oltre i numerosi professionisti esterni che assistevano il personale interno, ed era molto più onerosa per il partito. In estrema sintesi, il costo per l’attività amministrativa attuale è pari a meno di un quarto di quanto si spendeva prima dell’avvento di Salvini, quale segretario del partito.Se di numeri volgiamo parlare allora vanno dati tutti. Non c’è nulla di più parziale di buttare in pasto numeri senza curarsi di fare un raffronto con il costo per i medesimi servizi in altri periodi.Poiché, infatti, se si osservano i dati di bilancio del partito, invito tutti a farlo, è del tutto evidente che sotto la mia gestione i costi complessivi hanno avuto una riduzione di oltre il 70 %.E allora come si può parlare di sperpero di denaro o di soldi fatti sparire da Salvini ?L’operazione è semplice; basta slegare i numeri dalle prestazioni che vengono prestate in favore del partito e si può affermare qualsiasi cosa.Come nel caso di Non Solo Auto. Si parla di spostamenti vorticosi di denaro come se stessimo parlando di flussi di denaro che senza giustificativo passano da un soggetto all’altro. Ed invece, molto banalmente, si tratta della società di noleggio che ha fornito l’intero parco auto per le attività istituzionali e i mezzi per lo svolgimento delle campagne elettorali. Allo stesso modo, stando alla lettura dell’articolo ulteriori somme sarebbero andate alla società Barachetti service s.r.l., quasi come fossero una donazione. Ed invece, ancora una volta la realtà è molto semplice e altrettanto distante da quanto narrato da L’Espresso.La società Barachetti Service, come era facilmente intuibile e comunque verificabile, svolge attività di ristrutturazione edile e ha svolto lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sugli immobili detenuti dalla società Pontida Fin.Al momento dell’assunzione dell’incarico di tesoriere ho dovuto costatare che la maggior parte degli immobili di Pontida Fin necessitava, e tuttora necessita, di dispendiose manutenzioni strutturali.Si tratta, in molti casi, di attività improcrastinabili di messa in sicurezza, come per la Scuola Bosina di Varese, che oggi consentono di mettere a reddito l’immobile e di rientrare dell’investimento.Non credo sia utile proseguire oltre. Tuttavia mi preme fare un’ultima osservazione perché trovo inaccettabile che società, come la Barachetti service s.r.l., siano messe in croce unicamente per aver svolto servizi o prestazioni nei confronti del partito o di società da questo partecipate. Verrebbe quasi da pensare che il messaggio, sicuramente non voluto, suona più o meno in questi termini: state alla larga dalla Lega.Si tratta di un clima nel quale siamo già passati. Qualcuno si ricorderà quando i più importanti giornali e i più noti tra i benpensanti davano la Lega per finita, chiusa, vicina al “fallimento”.Quello che forse non si sa è che in quei momenti trovare fornitori disposti a dar fiducia al partito non è stato facile.Ed è proprio grazie al lavoro di tutti e alla disponibilità di fornitori, come la Barachetti service e altri, che si è potuto realizzare il lavoro di ristrutturazione della Lega di cui sono orgoglioso. Vedere oggi mistificato questo immenso lavoro lascia un sapore amaro.

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