Centemero: Con il DL Crescita salviamo la Finanza Italiana a Londra in caso di Hard Brexit

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L’emendamento che era inizialmente destinato all’art. 5 del decreto Brexit (decreto-legge 22/2019 convertito con modificazioni dalla legge 41/2019) e che è stato poi presentato all’articolo 36 del DL Crescita con emendamento dei relatori, pone rimedio a una discriminazione che si sarebbe potuta generare, a scapito delle banche italiane, in caso di hard Brexit, ovverosia in caso di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea in assenza di accordo.

Nella sua formulazione originaria, infatti, il decreto Brexit prevedeva che, in caso di hard Brexit, le banche e gli altri intermediari inglesi avrebbero potuto continuare a operare in Italia, in c.d. libera prestazione di servizi, per un determinato periodo transitorio scadente il diciottesimo mese successivo alla data di exit.

Analoga possibilità non era viceversa esplicitamente prevista per le succursali inglesi di banche italiane (ovverosia per gli “uffici inglesi” delle banche italiane) le quali, a partire dal giorno stesso dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, avrebbero dovuto cessare qualsiasi servizio da esse fino a quel momento offerto in favore di soggetti presenti sul territorio italiano.

L’emendamento in discorso risolve alla radice, con norma primaria, quindi quello che poteva ritenersi un effetto non voluto del decreto Brexit, venendo ora a consentire anche alle banche Italiane presenti nel Regno Unito di continuare a operare in favore della loro clientela italiana.

Benché tali servizi siano attualmente prestati, da Londra, da un numero alquanto limitato di banche italiane, la loro importanza per il mercato italiano è fondamentale, in quanto garantiscono alla clientela italiana accesso diretto a un’amplissima gamma di prodotti e mercati finanziari che l’Unione Europea, senza il Regno Unito, faticherà a continuare a offrire ai propri cittadini.

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