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“Banche, Centemero: accordo Lega-M5s su incentivi per fusioni al Sud”

https://it.reuters.com/article/idITL8N23O4F0

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Giulio Centemero: Le novità della settimana. Matteo Salvini le priorità del Governo.

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Centemero (Lega): Abbiamo l’obiettivo ed il dovere di costruire una storia italiana di successo.

 

 

Ho ascoltato con attenzione l’intervento che il Presidente Savona ha tenuto ieri a Milano durante l’incontro annuale con il mercato finanziario e ho apprezzato diverse sue riflessioni.

In particolare l’incipit positivo che ha cercato di infondere partendo dall’assunto con il quale descrive la   posizione finanziaria dell’Italia con l’estero, sostanzialmente in equilibrio e dal 2013 e con flussi di risparmio in eccesso rispetto all’uso interno.

“Contrariamente a importanti paesi sviluppati come Stati Uniti, Regno Unito, Canada, nell’eurozona Grecia e Francia, e nel resto del mondo Turchia e l’intero continente sudamericano, l’Italia non assorbe flussi di risparmio dall’estero, ma ne cede in quantità superiori al suo debito pubblico. Questa condizione può essere vantata principalmente dai paesi ricchi di materie prime, una carenza che l’Italia ha compensato con le sue eccellenti capacità. Per la comunità europea e globale l’Italia non rappresenta un problema finanziario, ma una risorsa alla quale molti paesi attingono per soddisfare le loro necessità”.

Di questo ne abbiamo avuto riprova anche nelle ultime settimane. L’interesse dell’Europa per le nostre imprese è sicuramente evidente e va, oltremodo, salvaguardato. Eventuali interessi o acquisizioni vanno ponderate a analizzate nell’interesse dell’economia e dello sviluppo dell’Italia. Il fatto che segmenti del nostro mercato risultino appetibili all’estero è un elemento di primaria importanza che va capitalizzato e ci deve consentire di sviluppare politiche atte a favorire il miglioramento di determinate aggregazioni.

Ho già ribadito più volte che, come maggioranza, abbiamo l’obiettivo ed il dovere di costruire una storia italiana di successo per guidare il cambiamento anche culturale che è certamente necessario.

Per questo ho particolarmente apprezzato il riferimento del Presidente al binomio tra fiducia e crescita economica: “La fiducia trova alimento nella crescita reale, che a sua volta la genera se il clima politico e sociale resta favorevole”.  Rendere favorevole il contesto economico significa anche, in primis, riuscire ad anticipare ed interpretare le esigenze di un mercato che sta cercando si alzare la testa ed allinearsi alle nuove tecnologie e all’innovazione.

Ringrazio il Presidente per avere colto l’importanza dell’Emendamento recentemente presentato dal gruppo lega al DL Crescita e votato nelle commissioni congiunte Finanze e Bilancio, che andrà in discussione in aula nei prossimi giorni, e riguardante l’istituzione di del “sandbox per il Fintech”. Uno strumento che sarà in grado Promuovere, supportare l’imprenditoria, stimolare la competizione sul mercato, assicurare la protezione adeguata dei consumatori, degli investitori e del mercato dei capitali, nonché favorire il raccordo tra le istituzioni. Un’ apporto all’interno dell’economia che mi auguro possa favorire la crescita dei nuovi modelli di business emergenti, ma anche per adeguare le normative finanziarie al ritmo delle aziende più innovative.

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Con Giulio Centemero parliamo di: LAVORI PARLAMENTARI, NOVITA’ su Decreto CRESCITA, Dibattito e FORMAZIONE MAGGIORANZA nel PARLAMENTO EUROPEO e tante altre news!

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Intervento in aula sulla situazione in Libia

“Signor Presidente,

Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi,

El Lyom mish eja yom.

Oggi non è un giorno qualsiasi.
Oggi il primo ministro ci è venuto a riferire di fatti gravi che riguardano la Libia.

Tra noi Italiani e la Libia c’è un rapporto Catulliano di Odi et Amo che dura da decenni, e di sicuro c’è sempre stato un rapporto stretto non solo storico ma anche di interessi strategici, tra cui exempli gratia quelli energetici.

Personalmente conobbi tanti ragazzi libici nel corso dei miei studi e tutti, pur appartenendo a tribù diverse avevano la pace nel cuore, quella pace che secondo il poeta arabo Mikhail Naime “non nasce nelle conferenze internazionali ma nei cuori e nelle teste delle persone”.
Una pace vera.

Certo la Libia di Gheddafi aveva sicuramente i propri problemi, ma passo a passo i problemi si stavano affrontando e la comunità internazionale, l’Italia in primis con enormi sforzi, stava dando il suo apporto.

L’intervento militare contro Gheddafi di qualche anno fa animato da Sarkozy è chiaro a tutti che probabilmente non fosse un intervento umanitario ma dettato da interessi economici e commerciali di qualche paese europeo.
Quell’intervento spazzò via le speranze di una società che passo dopo passo si stava gradualmente costruendo un futuro democratico. Quell’intervento ha calpestato quelle persone scambiandole per titoli di proprietà di qualche pozzo petrolifero.

Noi della Lega temiamo che il conflitto libico si trasformi in un conflitto lungo ed estenuante per le popolazioni coinvolte già fortemente provate da anni e anni di tensioni.

Ribadisco allora quanto affermato questa mattina dal Ministro Salvini: le nostre preoccupazioni non riguardano la questione dell’immigrazione perché ormai hanno capito che l’Italia ha finalmente iniziato a difendere i suoi confini via terra e via mare, siamo preoccupati in primis per le popolazioni colpite, per i tanti connazionali che stanno lavorando lì e per le nostre aziende.
Sarebbe “gravissimo” se qualche nazione, per interessi economici o commerciali stesse bloccando l’iniziativa europpea per riportare la pace” in Libia “e stesse sostenendo una parte che combatte”. L’Italia non starà a guardare.
Questa volta, come già successo in passato non pagheranno gli italiani.
Se qualcuno, per business, gioca a fare la guerra, con noi ha trovato la maggioranza sbagliata”.

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Pir, regole certe entro fine febbraio

 

I Pir continuano a tenere banco. Come già scritto nelle scorse settimane sul Sole 24 Ore, i decreti attuativi dovrebbero essere pronti per fine mese, così finalmente i gestori sapranno concretamente come muoversi. A ribadirlo è stato lo stesso relatore dell’emendamento alla legge 232 del 2016 istitutiva del Pir, l’onorevole leghista Giulio Centemero, nel corso di un convegno organizzato da Bper dal titolo “Nuovi Pir e prospettive per le Pmi. Aim Italia e Mta a confronto”. Centemero ha sottolineato nuovamente la genesi della norma sui Pir affermando che «una deduzione fiscale va concessa a fronte di in beneficio sociale. Per questa ragione abbiamo deciso di destinare 3,5% all’Aim, mentre il Mise ha stabilito un ulteriore 3,5% al venture capital». Questa soglia potrebbe stimolare il comparto del venture capital a crescere, visto che al momento il mercato conta solo 20 fondi circa. «ll Pir è stato concepito come strumento di politica industriale, come in Francia – ha aggiunto Centemero – e gli effetti della nuova normativa spingeranno maggiori flussi sul mercato primario e sugli aumenti di capitale, ma ci sarà un ritorno in termini di posti di lavoro e porterà gettito per le casse dello Stato». Il Pir dunque si pone sia come investimento alternativo, sia come ulteriore canale di finanziamento per le realtà medio piccole del nostro paese, ancora fortemente bancocentrico.«Abbiamo deciso di adottare la definizione di Pmi valida a livello comunitario (cioè fino a 250 dipendenti e con 50 milioni annui di fatturato) e non quella prevista dal Tuf – ha sottolineato Centemero – per evitare il rischio di eventuali provvedimenti di infrazione in materia di possibili aiuti di Stato. È importante avere punti di riferimento nazionali e l’Italia può rappresentare un hub di crescita nel bacino del Mediterraneo». Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come l’intervento sui Pir rischi di comprometterne il buon funzionamento, essendo uno strumento che ha riscosso molto successo. E all’obiezione sulla ragione per cui non sia stato istituito uno strumento ad hoc per le piccole medie imprese la risposta è stata chiara. «Non è stato possibile creare strumenti ad hoc perché mancavano le coperture di bilancio – ha spiegato Centemero -. Abbiamo dovuto puntare sui prodotti che avevamo disponibili e che prevedessero già una deduzione fiscale, tenendo conto che nel 2017 su 11 miliardi di raccolta dei Pir, ben poco è andato sulle Pmi».

A metà settimana sarà pronta la bozza del regolamento attuativo il cui testo sarà definitivo per fine mese, «ma non sarà nulla di sconvolgente – ha detto Federico Freni, partner dello studio Quorum -. Delle 113 aziende quotate su Aim, il bacino investibile dai nuovi Pir sarà di oltre 70 titoli. Ora stiamo anche immaginando un progetto di legge che possa disciplinare in modo compiuto gli Eltif, ovviamente rispettando lo spirito della direttiva comunitaria».

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Il target dei nuovi Pir è più economia reale

 

L’Italia sta spingendo sugli strumenti finanziari in grado di dirottare il risparmio sulla crescita dell’economia reale. Prima con i Pir, introdotti con la Legge di bilancio 2017, contenitori fiscali in grado di garantire l’esenzione dalla tassazione se mantenuti per almeno 5 anni e in presenza del rispetto di alcuni vincoli (tra cui l’investimento di almeno il 70% del patrimonio in aziende italiane o europee con stabile organizzazione in Italia, di cui un 30% in aziende non quotate su FtseMib e indici analoghi). E adesso con i nuovi Pir, che mirano a sostenere di più le piccole e medie imprese e le start-up: oltre ai vincoli già indicati, si introduce anche l’obbligo di investire il 3,5% sull’Aim e un ulteriore 3,5% su fondi di venture capital. Per il momento l’introduzione di nuove regole ha creato un’impasse sul mercato dei Pir, ma a giorni sono attesi i decreti attuativi che dovrebbero chiarire il quadro e far ripartire il settore.

«I Pir hanno avuto il merito di portare capitali con orizzonte di lungo periodo in un segmento troppo trascurato dal mercato, quello delle mid-small cap italiane. Purtroppo però l’applicazione pratica e diverse incertezze regolamentari e normative ne hanno rallentato l’efficacia», commenta Guglielmo Manetti,Ad di Intermonte Sim. L’onorevole leghista Giulio Centemero, relatore dell’emendamento sui nuovi Pir, in effetti ha ammesso in una recente intervista al Sole 24 Ore che i vecchi Pir hanno generato soprattutto trading sul mercato secondario e non hanno smosso grandi investimenti sulle small cap. Le nuove regole puntano quindi a sostenere maggiormente le società più piccole, spingendo gli investimenti sul primario che porteranno direttamente denaro nelle casse delle aziende, utile per investimenti e assunzioni. E a promuovere il venture capital, che in Italia è un mercato ancora poco sviluppato rispetto ad altri Paesi.

In attesa di conoscere i dettagli sui nuovi Pir, va detto che questo strumento non si adatta molto alla clientela private, dati i limiti di investimento (massimo 30mila euro all’anno e 150mila in 5 anni). «Una soglia che rende questa forma di risparmio poco interessante per i grandi patrimoni», chiosa Manetti. «Nell’ottica di attrarre parte degli oltre 800 miliardi in gestione al private banking italiano (secondo Aipb) a supporto dell’economia reale, valuteremmo molto positivamente uno sviluppo dei nuovi fondi Eltif, strumenti europei pensati proprio per aumentare le possibilità di investimento a lungo termine nell’economia reale», argomenta Manetti.

Gli Eltif, acronimo di European long term investments funds, sono fondi chiusi che possono investire in strumenti finanziari quotati e non quotati e quindi indirizzare gli investimenti anche verso strumenti poco liquidi o illiquidi con un orizzonte temporale di almeno 7 anni. Nei giorni scorsi è stato annunciato il lancio del primo Eltif italiano targato Eurizon. «Gli Eltif, che possono investire anche in società quotate con una capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro, ossia le vere Pmi (mentre la normativa sui Pir adotta la definizione di Pmi comunitaria, ndr), sono un’importante opportunità per dare nuova vitalità proprio al segmento delle mid & small cap quotate italiane – commenta Manetti -. Sarebbe augurabile, inoltre, valutare a livello governativo anche eventuali incentivi fiscali per supportare ulteriormente lo sviluppo di questi nuovi strumenti e renderli così finalmente attraenti anche al mondo del private banking». In effetti a livello governativo si sta pensando a un progetto di legge che possa disciplinare in modo compiuto gli Eltif nel rispetto della direttiva comunitaria.