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International Arab Banking Summit (IABS 2021)

On the 24th June I had the pleasure of attending the International Arab Banking Summit (IABS 2021) in Rome.  The subject of the meeting was ‘Banking Recovering Strategies Post Crisis: Restoring Sustainable Development and Debt Sustainability’.

 

Specifically, we talked about:

– Promoting European-Arab trade cooperation in the Post-COVID-19 Era.

– Encouraging additional European investments in the Arab industries.

– Compliance challenges posed by the crisis

– Boosting SMEs financing through special schemes.

– Recovering sustainable development losses.

– The Sustainable Financing role of the banking sector.

– Action plan for financing the SDGS.

 

 

This was my speech during the summit:

The Parliamentary Assembly of the Mediterranean is a body of parliamentary diplomacy in which parliamentarians from different countries gather to exchange views, legislative best practices and launch projects together.

It includes countries on the shores of our common sea, in addition to the Balkans and some GCC countries.

PAM is about geopolitics of course, but not the kind of geopolitics you read in books.  It is mainly about people, their problems, their needs and their dreams.

PAM is about empathy.

Finance is about people as well, and should improve the lives of the citizens of our countries. Banking is the backbone of the financial system in Italy, as in most of countries of the region, and has a huge impact on our lives and economies.

During the pandemic we faced the erosion of corporate capital and of family savings. These are facts.

Without the intervention of banks, including central banks and monetary authorities, the situation would currently be much worse. This is another fact.

According to the Italian Ministry of Economy and Finance, the moratorium on loan repayments reached 136 billion euros. The value of the requests filed to the warranty fund for SMEs was 177.5 billion, while the volume of loans guaranteed by Sace, a public participated company, was 24.5 billion.

Yesterday, at the Chamber of Deputies, Prime Minister Draghi mentioned that only the 4 largest EU country state warranties were activated at 450 billions euro. These resources were managed by banks.

In the EU, the ECB carried out the Pandemic Emergency Purchase Program in order to provide liquidity to member states.

Social inequality increased during the pandemic, as did some conflict, and without the mentioned intervention the differences would have been more even significant increase.

It is therefore rather crystal clear the key role of banks in our economies and in our lives.

In fact, the issues banks can tackle include social inclusion, gender equality, the provision of services to remote areas, social stability and  sustainability among others.

You may think these are not financial targets but they are actually targets finance can help reach thanks to fintech and new technologies. For example, services can be provided in remote areas and to all social classes reducing the gap between the ones who can make use of the financial system and the ones who cannot.

Excellencies, dear friends, Plutarkos use to say that:

“Towards wealth the man is wise in four ways: in making it, in preserving it, in increasing it, in using it wisely.”

We all have great challenges waiting for us. We all have great opportunities out there — let us not miss them.

If the pandemic has taught us anything it has allowed most of us have come to understand the importance of things we never truly valued before, such as human contact, social life and freedom of movement.

With this in mind we can build a better world together.

It is a plesasure for me to be with you today and I am sure Rome will treat you well.

Thank you!

 

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Armenia, evento “Arte per la Prevenzione”

Il 10 giugno 2021 ho partecipato presso il Pontificio Istituto Orientale a Roma all’evento “Arte per la Prevenzione” organizzato dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia. Tra gli eminenti ospiti che sono intervenuti la scrittrice, saggista e poetessa Dacia Maraini, lo storico e critico d’arte, Prof. Claudio Strinati, l’esperto di semiotica e co-autore del libro “Il Genocidio Infinito”, Prof. Ugo Volli e lo storico e autore del libro “Il Genocidio degli Armeni”, Prof. Marcello Flores.

Durante l’evento è stata presentata e commentata l’opera “The Armenian Mother”, del collettivo di artisti italiani Madenotte, realizzata in memoria del Genocidio armeno e ispirata a una fotografia storica scattata nella zona di Aleppo al tempo della prima guerra mondiale che mostra una madre armena che, con accanto la figlia, piange la morte dell’altra figlia più piccola che giace al suolo. La foto originale, che ha ispirato gli artisti, è una delle foto più simboliche del Genocidio armeno ed è conservata nella Biblioteca del Congresso statunitense.

L’evento è stato anche occasione per presentare la traduzione in italiano del libro “Mia nonna d’Armenia” della scrittrice francese Anny Romand, impreziosito dalla prefazione di Dacia Maraini ed edito da La Lepre.

Il libro ha avuto la luce dopo che la scrittrice ha trovato per caso, mentre riordinava le cose di famiglia, un quaderno di settanta pagine di cui non sapeva nulla: il diario scritto da sua nonna nel 1915 in armeno, francese e greco che racconta il viaggio di un gruppo di donne e bambini armeni sulle strade dell’Anatolia, verso il deserto e la morte. Nel libro vengono pubblicati alcuni estratti di quel quaderno che si alternano con le conversazioni che l’autrice aveva con la nonna che l’ha cresciuta. Confrontando il ricordo di quelle conversazioni con le terribili descrizioni del quaderno, Anny Romand rivive l’infinito dolore degli Armeni, filtrato attraverso gli occhi di una bambina.

A mio giudizio, è stata un’iniziativa molto importate che ha contribuito alla costruzione di una cultura della memoria per le generazioni future, unica via reale, per garantire che questi abomini contro l’umanità non si realizzino mai più nella storia.

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Summer has just arrived and we’re talking about vaccines, G7 and tax reforms.
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White list non aggiornata, la versione del Mef non convince

Recentemente ho presentato, assieme ad atri colleghi, un Question Time alla Camera allo scopo di attenzionare gli uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze circa il mancato aggiornamento della cosiddetta white list italiana dei Paesi collaborativi (dal marzo 2017 in poi la white list non è stata più aggiornata sebbene la sua revisione debba avvenire con cadenza semestrale in virtù di una specifica previsione normativa). 

La white list rappresenta lo strumento attraverso il quale vengono definiti i Paesi che hanno adottato i necessari strumenti normativi per diventare fiscalmente collaborativi, come ad esempio le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni, la Convenzione multilaterale concernente la reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa e i Paesi membri dell’Ocse, e in genere uno specifico accordo internazionale o l’applicazione di disposizioni comunitarie in materia di assistenza amministrativa. 

È pervenuta la risposta degli Uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze che hanno sottolineato quanto segue: “La mera constatazione dell’esistenza di un accordo bilaterale o internazionale che permetta lo scambio di informazioni potrebbe non essere elemento sufficiente per l’aggiornamento della lista, in quanto deve essere valorizzata l’effettiva condotta in tema di trasparenza”.

Si tratta – a mio avviso – di una risposta evasiva, che non chiarisce le vere motivazioni (o dimenticanza?) che hanno condotto a disattendere una norma di legge che voleva l’aggiornamento semestrale della white list, e che non ha alcun fondamento giuridico in quanto un ulteriore controllo di effettività e condotta dei Paesi in questione non sembra essere richiesto né dalla normativa italiana, né da quella internazionale, né sembra sia stata mai data rilevanza a questo aspetto nei precedenti aggiornamenti dei Paesi che attualmente fanno parte della white list. 

La risposta contiene delle evidenti contraddizioni in quanto, a oggi, l’effetto del mancato aggiornamento della lista italiana è proprio quello temuto dal Ministero: escludere Paesi trasparenti dalla white list e, ancora più grave, includere Paesi che sono ritenuti dalla Commissione Ue e/o dal forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali (Ocse) come collaborativi in termini di scambio di informazioni fiscali. 

Sempre nella risposta si legge, inoltre, che “i presupposti che sovrintendono alla compilazione delle due liste – quella italiana e quella comunitaria (il riferimento è alla lista della Commissione Ue dei Paesi fiscalmente non collaborativi, ndr) – sono diversi e da ciò derivano evidenti criticità” e ancora “al fine di evitare un impatto negativo a livello di compliance internazionale, si dovrebbe valutare di adottare una modifica legislativa che uniformi i requisiti previsti dalla normativa interna a quelli previsti a livello europeo”. 

Su quest’ultimo punto, oltre ai presupposti che sovrintendono alla compilazione sui quali non mi dilungherò, è evidente che il mancato aggiornamento della lista italiana dei Paesi collaborativi da parte delle Istituzioni preposte richieda con urgenza l’assunzione di una decisione, al fine di risolvere questa spiacevole situazione, oggi causa di disparità di trattamento e perdita di gettito per lo Stato. Ciò in quanto, al momento, assistiamo a un vero e proprio stallo da parte dei tecnici del ministero. 

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