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Parlamento

Interrogazione a risposta immediata in commissione Finanze del 18 maggio 2021

Martedì 18 maggio ho presentato un’interrogazione al Ministro dell’economia e finanze, premesso che:

  • i soggetti esteri residenti in Stati e territori fiscalmente cooperativi hanno diritto all’esenzione da tassazione su alcuni redditi di natura finanziaria realizzati in Italia
  • l’elenco degli Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni è contenuto nell’articolo 1 del decreto del Ministro delle finanze del 4 settembre 1996 («white list»), il cui ultimo aggiornamento risale al 23 marzo 2017;
  • dalla predetta data, dunque, la white list non è stata più aggiornata, sebbene la sua revisione debba avvenire con cadenza semestrale in virtù di una specifica previsione normativa (articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo n. 239 del 1996, come modificato dall’articolo 10, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 147 del 2015);
  • nelle more del mancato aggiornamento della white list, dal marzo 2017 ad oggi si sono verificati importanti cambiamenti a livello di cooperazione fiscale internazionale, talché alcuni Stati e territori hanno adottato ed attuato i necessari strumenti normativi per diventare fiscalmente collaborativi, mentre altri Stati e territori già inclusi nella white list sono stati classificati come non collaborativi dal Consiglio dell’Unione europea e, ciononostante, a causa del mancato aggiornamento della lista, continuano a godere dell’esenzione da tassazione sui redditi finanziari realizzati in Italia;
  • numerosi Paesi hanno attuato la Convenzione multilaterale concernente la reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa e i Paesi membri dell’Ocse successivamente al 23 marzo 2017 e sono considerati dal forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali (Ocse) come «Compliant» o «Largely Compliant» nonché come Paesi fiscalmente collaborativi da parte del Consiglio dell’Unione europea, ma ad oggi ancora non inseriti nella white list –:

Ho richiesto, quali siano le ragioni del mancato aggiornamento della white list dal 23 marzo 2017 e quali iniziative intenda intraprendere al fine di aggiornare quanto prima la lista citata in premessa, anche nell’ottica di agevolare la competitività fiscale e l’attrazione di investimenti esteri e di regolare le transazioni finanziarie medio tempore realizzate da soggetti esteri residenti in Stati e territori non inseriti nella white list in conseguenza del prolungato mancato aggiornamento della stessa.

 

La risposta scritta e pubblicata mercoledì 19 maggio 2021 nell’allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze) è estata la seguente:

L’inclusione nella White List di un determinato Stato o territorio implica conseguenze a livello fiscale, sia con riferimento ai «redditi finanziari in entrata» in Italia, corrisposti da soggetti residenti in un Paese collaborativo, sia in relazione ai «redditi finanziari in uscita», percepiti da soggetti residenti in un Paese collaborativo.
Le modifiche all’elenco dei Paesi collaborativi, tuttavia, comportano numerose implicazioni. La mera constatazione dell’esistenza di un accordo bilaterale o internazionale che permetta lo scambio di informazioni potrebbe non essere elemento sufficiente per l’aggiornamento della lista, in quanto deve essere valorizzata l’effettiva condotta in tema di trasparenza.
Occorre segnalare che nel 2016 è stato avviato, dal gruppo del Consiglio responsabile dell’attuazione di un codice di condotta UE in materia di tassazione delle imprese, il processo che ha portato alla pubblicazione della prima lista UE dei Paesi non cooperativi nel dicembre 2017. Si tratta di una lista di Paesi non appartenenti all’Unione europea che incoraggiano pratiche fiscali abusive, che erodono i gettiti fiscali degli Stati membri provenienti dalle imprese.
Tramite l’individuazione di questi Paesi a livello UE, gli Stati membri possono agire di concerto per fare pressione al fine di attuare riforme. L’obiettivo non è quello di stigmatizzarli, ma di incoraggiare un cambiamento positivo nelle rispettive legislazioni e prassi fiscali attraverso la cooperazione.
L’elaborazione della lista europea si fonda su principi, quali la trasparenza fiscale, ai quali dovrebbe rispondere una giurisdizione per essere considerata adempiente ai fini dell’equa imposizione.
Detti principi dovrebbero altresì garantire l’attuazione delle norme minime dell’OCSE contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili («tax base erosion and profit shifting», BEPS).
L’articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo n. 239 del 1996, come modificato dall’articolo 10, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, prevede l’aggiornamento semestrale della White List.
Tuttavia, siffatta operazione presenta profili di delicatezza da valutare con attenzione.
Infatti, nonostante la norma nazionale abbia una sua indipendenza rispetto alla citata lista europea, non sembra potersi prescindere da tale elemento internazionale per il quale, come detto, sono stati inseriti requisiti di trasparenza fiscale.
Alla luce di quanto sopra, emerge che i presupposti che sovrintendono alla compilazione delle due liste sono diversi e da ciò derivano evidenti criticità.
Procedendo con l’aggiornamento della White list, sulla base della normativa nazionale, attraverso la verifica dell’effettività degli scambi di informazioni su base bilaterale, si correrebbe il rischio di ignorare i rating attribuiti ai Paesi nelle sedi internazionali ed espandere la lista anche con riguardo a giurisdizioni incluse nella lista europea.
In alternativa, al fine di evitare un impatto negativo a livello di compliance internazionale, si dovrebbe valutare di adottare una modifica legislativa che uniformi i requisiti previsti dalla normativa interna a quelli previsti a livello europeo.

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Economy

White list non aggiornata, la versione del Mef non convince

 

Recentemente ho presentato, assieme ad atri colleghi, un Question Time alla Camera allo scopo di attenzionare gli uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze circa il mancato aggiornamento della cosiddetta white list italiana dei Paesi collaborativi (dal marzo 2017 in poi la white list non è stata più aggiornata sebbene la sua revisione debba avvenire con cadenza semestrale in virtù di una specifica previsione normativa). 

La white list rappresenta lo strumento attraverso il quale vengono definiti i Paesi che hanno adottato i necessari strumenti normativi per diventare fiscalmente collaborativi, come ad esempio le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni, la Convenzione multilaterale concernente la reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa e i Paesi membri dell’Ocse, e in genere uno specifico accordo internazionale o l’applicazione di disposizioni comunitarie in materia di assistenza amministrativa. 

È pervenuta la risposta degli Uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze che hanno sottolineato quanto segue: “La mera constatazione dell’esistenza di un accordo bilaterale o internazionale che permetta lo scambio di informazioni potrebbe non essere elemento sufficiente per l’aggiornamento della lista, in quanto deve essere valorizzata l’effettiva condotta in tema di trasparenza”.

Si tratta – a mio avviso – di una risposta evasiva, che non chiarisce le vere motivazioni (o dimenticanza?) che hanno condotto a disattendere una norma di legge che voleva l’aggiornamento semestrale della white list, e che non ha alcun fondamento giuridico in quanto un ulteriore controllo di effettività e condotta dei Paesi in questione non sembra essere richiesto né dalla normativa italiana, né da quella internazionale, né sembra sia stata mai data rilevanza a questo aspetto nei precedenti aggiornamenti dei Paesi che attualmente fanno parte della white list. 

La risposta contiene delle evidenti contraddizioni in quanto, a oggi, l’effetto del mancato aggiornamento della lista italiana è proprio quello temuto dal Ministero: escludere Paesi trasparenti dalla white list e, ancora più grave, includere Paesi che sono ritenuti dalla Commissione Ue e/o dal forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali (Ocse) come collaborativi in termini di scambio di informazioni fiscali. 

Sempre nella risposta si legge, inoltre, che “i presupposti che sovrintendono alla compilazione delle due liste – quella italiana e quella comunitaria (il riferimento è alla lista della Commissione Ue dei Paesi fiscalmente non collaborativi, ndr) – sono diversi e da ciò derivano evidenti criticità” e ancora “al fine di evitare un impatto negativo a livello di compliance internazionale, si dovrebbe valutare di adottare una modifica legislativa che uniformi i requisiti previsti dalla normativa interna a quelli previsti a livello europeo”. 

Su quest’ultimo punto, oltre ai presupposti che sovrintendono alla compilazione sui quali non mi dilungherò, è evidente che il mancato aggiornamento della lista italiana dei Paesi collaborativi da parte delle Istituzioni preposte richieda con urgenza l’assunzione di una decisione, al fine di risolvere questa spiacevole situazione, oggi causa di disparità di trattamento e perdita di gettito per lo Stato. Ciò in quanto, al momento, assistiamo a un vero e proprio stallo da parte dei tecnici del ministero. 

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Borsa italiana, Centemero: Sala? Meglio tardi che mai

Roma, 1 giu. (askanews) – “Su Euronext il sindaco di Milano
condivide ora le stesse preoccupazioni che la Lega esprime da
almeno due anni e invoca autonomia per Borsa Italiana. Meglio
tardi che mai. Resta il fatto che proprio il partito che lo ha
eletto a Palazzo Marino continui a pensarla in modo
diametralmente opposto. Evidentemente, il sindaco si è reso conto
che non promuovere Milano per il post Brexit è stato un errore
clamoroso. Folle, inoltre, scusarsi per paura di essere scambiato
per sovranista: tutelare l’interesse nazionale e la propria città
non è un reato”. Così il deputato Giulio Centemero, capogruppo
Lega in commissione Finanze della Camera, a proposito della
lettera del sindaco di Milano, Beppe Sala, pubblicata oggi da Il
Sole 24 Ore.